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Casa dei genitori in successione: quando l’assegnazione a un solo figlio è legittima

Successione della casa di famiglia e divisione tra eredi: non sempre la casa dei genitori si divide in parti uguali. Spesso la normativa italiana permette che l’intera abitazione venga assegnata a un solo figlio, rispettando però la quota legittima degli altri eredi.

Casa dei genitori in successione: quando l’assegnazione a un solo figlio è legittima
Casa dei genitori in successione: quando l’assegnazione a un solo figlio è legittima

Tra le mura di una casa di famiglia si accumulano storie, ricordi, qualche mobile antico, magari vecchie foto incorniciate che spuntano fuori solo nei pomeriggi di pioggia. La successione immobiliare in Italia gira spesso proprio intorno a questi spazi: è lì che si concentrano desideri, timori e spesso anche i primi attriti tra fratelli. L’idea che l’immobile dei genitori debba essere sempre diviso in parti identiche fra tutti i figli è un mito difficile da scalfire, eppure la legge sulla successione apre scenari meno scontati.


Chi si trova ad affrontare una successione ereditaria di solito deve navigare tra regole, memorie personali e una certa dose di praticità: a volte la casa di famiglia è l’unico vero bene e, per una questione di equilibri, può essere più semplice (e meno conflittuale) assegnarla a uno solo degli eredi. Ma come funziona davvero la ripartizione? E quando si può davvero arrivare a una piena assegnazione a un solo figlio? Spesso si finisce per chiedere consiglio al vicino o all’amico di famiglia, ma le risposte non sono quasi mai univoche. Vale la pena chiarirlo, almeno un po’. A volte basta un dettaglio a cambiare tutto: una donazione fatta anni prima, un vecchio testamento lasciato in un cassetto o anche solo la necessità di trovare una soluzione semplice, senza lasciare sospesi che rischiano di trascinarsi per mesi. La successione non è solo carta bollata, ma anche equilibrio tra ricordi e nuove esigenze: spazi da liberare, mobili da scegliere, magari fratelli che vivono lontano.

Successione casa dei genitori: cosa prevede la legge

La parola chiave è quota legittima: la porzione di eredità che, per legge, deve essere sempre riservata ai figli e al coniuge. È una tutela di base, una sorta di barriera minima che nessuno può scavalcare. Ma accanto a questa quota esiste anche una parte del patrimonio che il genitore può gestire in piena libertà: si chiama quota disponibile e proprio lì entrano in gioco preferenze personali e scelte diverse per i figli.

Capita spesso che nella pratica (complici testamenti o donazioni fatte in vita) la casa venga attribuita integralmente a un solo figlio. Succede, ad esempio, se agli altri eredi vengono assegnati beni di valore equivalente oppure un conguaglio economico che rispetta comunque la quota minima a cui hanno diritto. In questi casi la normativa e la giurisprudenza sono abbastanza chiare: nessun erede deve essere danneggiato rispetto al proprio valore, ma la ripartizione materiale degli oggetti o degli immobili può essere anche molto diversa da una divisione in parti uguali.


Un altro caso pratico? Se uno dei figli ha già ricevuto beni tramite donazione in vita, si tiene conto di quel valore nella cosiddetta collazione. È un ricalcolo del patrimonio che serve proprio a garantire l’equità tra tutti. Piccolo dettaglio da non dimenticare: anche se la casa va tutta a uno solo, ogni erede ha comunque diritto alla sua quota, fosse anche in denaro o altri beni.

Un aspetto da ricordare riguarda l’usufrutto: può capitare che il testamento attribuisca il diritto di vivere nell’abitazione a uno solo dei figli, mentre la nuda proprietà resta agli altri. Succede, ad esempio, se chi ha sempre abitato nella casa continua a viverci, ma il bene resta formalmente condiviso.

Quando la casa dei genitori può essere assegnata a un solo figlio

Non sono rari i casi in cui la piena proprietà dell’immobile venga attribuita a un solo erede. Può succedere, ad esempio, che un figlio sia già comproprietario di una quota prima della successione (magari per una donazione fatta anni prima): in questa situazione, potrà acquistare il resto dai fratelli, offrendo loro una compensazione o un bene di valore equivalente. È una prassi più diffusa di quanto si pensi, soprattutto in piccoli centri o dove la casa rappresenta quasi tutto il patrimonio familiare.


Oppure capita che un testamento attribuisca l’usufrutto a un figlio e la nuda proprietà agli altri: chi gode dell’usufrutto può vivere nella casa (o affittarla), mentre i fratelli restano proprietari della sola nuda proprietà. Non proprio la soluzione più intuitiva, ma spesso utile per mantenere un certo equilibrio tra le parti.

Attenzione anche alla questione degli affitti: se uno degli eredi è già inquilino con contratto regolare, conserva il diritto di restare in casa, mentre gli eventuali canoni andranno suddivisi tra i proprietari secondo le quote. È un aspetto pratico, ma che nella realtà si presenta più spesso di quanto si immagini.

Ultima ipotesi (tutt’altro che rara): la casa viene assegnata a un solo figlio perché il suo valore corrisponde esattamente alla quota di eredità che gli spetta, mentre agli altri eredi vanno beni o somme di pari valore. Qui è fondamentale trovare un accordo tra le parti: in assenza, sarà il giudice a intervenire e a definire la divisione rispettando i diritti di tutti.


A volte, più che la legge, conta il buon senso. E un tavolo, qualche caffè, fogli sparsi e calcolatrice.

Come evitare conflitti: quote, accordi e piccoli compromessi tra fratelli

Assegnare l’intera casa a un solo figlio non vuol dire lasciare gli altri senza tutela. Anzi, è proprio la presenza di quote minime di legge a offrire garanzie precise: chi non riceve l’immobile potrà ottenere altri beni o, più spesso, un conguaglio economico. Il valore complessivo che spetta a ciascun erede va sempre rispettato, anche se la ripartizione pratica degli oggetti cambia.

A volte la soluzione migliore nasce proprio dal confronto: le famiglie, di solito, valutano insieme la storia personale di ogni figlio, le esigenze abitative e (dettaglio da non sottovalutare) anche la volontà lasciata dai genitori in un testamento. Succede nelle case italiane, tra una telefonata e un pranzo della domenica, che la scelta definitiva arrivi per piccoli passi, quasi sempre dopo qualche discussione e almeno un paio di dubbi condivisi.

Se manca l’accordo, ci pensa il giudice. Non è raro che la mediazione parta dai consulenti di famiglia, con incontri a porte chiuse e qualche appunto a penna su un foglio. Il vero obiettivo resta sempre lo stesso: evitare che il passaggio della casa generi fratture tra fratelli o allunghi i tempi della successione. È una questione di equilibrio, in fondo, e spesso di trovare una soluzione più pratica che ideale.


Le normative sulla successione, in realtà, offrono molta più flessibilità di quanto si pensi. L’importante è che nessuno venga penalizzato sul valore della propria quota. Tutto il resto si può modellare: un po’ come spostare mobili in salotto, per trovare la disposizione che convince davvero tutti.

Spesso basta uno sguardo alla casa, in silenzio, per ricordarsi che alla fine ogni decisione riguarda non solo i muri, ma anche un pezzo di storia condivisa. La casa dei genitori resta tale anche dopo, anche se cambia nome sul citofono o mani sulle chiavi.

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